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Pena diminuita a Valdes Introini e Paolillo Stampa
Maria Fiore, 26 novembre 2014
 
BORGARELLO. Da 16 a 4 mesi di reclusione. Meno di quanto Giovanni Valdes, ex sindaco di Borgarello, aveva trascorso in regime di custodia cautelare, tra carcere e domiciliari. La riduzione di pena per l’ex primo cittadino e anche per il bancario di Binasco Alfredo Introini (da un anno a 4 mesi) e per l’imprenditore di Tortona Salvatore Paolillo (riduzione da un anno a 4 mesi) è arrivata al termine del processo di appello bis.

Il caso è quello della gara per il terreno di via Di Vittorio a Borgarello, un filone dell’inchiesta “Infinito” sulle infiltrazioni della ’ndrangheta in Lombardia. A nessuno dei tre imputati, però, erano state contestate accuse legate all’associazione mafiosa: Valdes, Introini e Paolillo dovevano rispondere di turbativa d’asta. Secondo le contestazioni della Direzione distrettuale antimafia di Milano, gli imputati avrebbero pilotato la gara per assegnare il diritto di superficie del terreno alla “Pfp”, ditta intestata formalmente a Paolillo ma che, secondo la Dda, era ricollegabile a Carlo Chiriaco, l’ex direttore sanitario dell’Asl di Pavia condannato, in appello, a 12 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa. Per Valdes era stata confermata nel primo processo di appello una condanna a un anno e 4 mesi, mentre un anno era stata la pena per Introini e Paolillo.

La Cassazione, lo scorso giugno, aveva di fatto confermato le condanne, ma rinviato il fascicolo alla Corte di appello di Milano per ricalcolare la pena alla luce della caduta di un’aggravante. Valdes, infatti, non era preposto alla gara e nemmeno gli altri due imputati avevano un ruolo di responsabilità nel procedimento. La decisione della Corte di appello, che ha ricalcolato la pena riducendola, è arrivata lunedì sera. Soddisfatti gli avvocati degli imputati, che non nascondo comunque il proprio disappunto per il procedimento in sé. «La pena finale dice chiaramente che l’arresto non si poteva fare – è il commento di Mario Brusa, legale di Valdes –. Invece l’ingegnere ha pagato un prezzo altissimo per questa vicenda».

«Una vicenda sconcertante – la definisce Davide Steccanella, avvocato di Introini insieme al legale Massimo Zucca –. Fra carcere e domiciliari il nostro assistito ha trascorso quasi cinque mesi. E per arrivare alla fine a una condanna irrisoria. Bisogna dare atto alla Cassazione di avere avuto la pazienza e la giusta professionalità per valutare ciascuna posizione e rimetterla in discussione».

«Introini è finito in un calderone talmente grande che alla fine ha pagato le conseguenze di tutto questo in maniera drastica», aggiunge l’avvocato Zucca. E infine l’avvocato Francesco Sbisa, difensore di Paolillo, commenta: «Di sicuro il maxi processo ha condizionato le singole posizioni. Ma resta il fatto che la pena finale ci dice che gli imputati non potevano essere arrestati. Noi avevamo chiesto una pena perfino più bassa, quindi valuteremo il ricorso in Cassazione».

la Provincia Pavese, 26 novembre 2014


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