VIVIBORGARELLO.IT

EU Cookie Law

Informativa
Report sul riso biologico: tutto vero, ma non è tutto Stampa
di Corrado Fontana, 15 dicembre 2014

Abbiamo intervistato il professor Stefano Bocchi, agronomo e docente ad Agraria presso l’Università degli Studi di Milano, esperto di fama europea sul tema del riso, per commentare la puntata di Report di ieri sull’agricoltura biologica e su alcune sue criticità. Al professore, che sottolinea come “Introdurre cautele fa bene sia al consumatore e al coltivatore di riso biologico che svolge con attenzione serietà il suo lavoro”, chiediamo innanzitutto un commento su quanto detto da una ricercatrice del laboratorio di analisi della Borsa di riso di Vercelli, la quale in video sosteneva che non ci fosse sostanziale differenza di residui chimici presenti in riso coltivato in modo convenzionale e in un riso biologico. È corretto?

SB – L'affermazione corretta anche se parziale. È vero che se noi esaminiamo il riso lavorato, cioè il riso senza investimenti, esaminiamo riso in cui sono state eliminate quelle parti che potrebbero contenere residui di inquinanti. Ma non è questo il punto, dato anche che questo tipo di sostanze hanno generalmente un tempo di permanenza molto breve. È quindi esatto ma la agricoltura biologica non punta solo a produrre dei cibi sani, come sono anche prevalentemente quelli generati da agricoltura convenzionale, ma anche ad avere un processo di produzione e un ambiente di produzione di qualità.

Non e quindi solo un problema legato a ciò che va a finire nel piatto ma anche di tutto il processo antecedente...

SB – L'elemento che metteva in evidenza la puntata di Report era quello delle certificazioni, e quindi dei controlli e della fiducia che il consumatore deve poter avere.

Cruciale è il problema delle coltivazioni miste consentite, col biologico insieme a convenzionale nella stessa azienda agricola.

SB – Sì. Ad esempio quelle deroghe messe in campo dalla regione Piemonte a proposito delle rotazioni minano alle fondamenta la l'agricoltura biologica: se un azienda è mista e può fare la monocoltura non ci capiamo più...

Come valuta la considerazione di quell'agricoltore intervistato che sosteneva come il riso biologico gli garantisca, oltre a un ambiente di lavoro più salubre, maggiori guadagni in percentuale, pur con rese inferiori, anche grazie alla riduzione dei costi dell'utilizzo di componenti chimiche e alla minore necessità di lavorazioni? Come si compongono questi aspetti con il prezzo la vendita maggiorato?

SB – In questi anni la domanda di bio è aumentata molto e i prezzi hanno perciò seguito questo andamento, con aumenti molto forti. Va tuttavia precisato che i 3 anni di conversione dall'agricoltura tradizionale alla biologica il contadino deve apprendere nuove tecniche e tecnologie: non è così vero che si riduca sempre e comunque la sua attività ma alcune lavorazioni vengono sostituite da altre. Una volta invece sia andata a regime la nuova coltivazione bio, è invece vero che vi sono grossi margini di riduzione degli interventi.

In conclusione possiamo quindi rilevare che, al di là dei vantaggi finali, esistono tempi e costi di conversione che nel ragionamento espresso in tv non venivano menzionati.

Valori, 15 dicembre 2014


Visualizzazioni: 832

  Lascia il primo commento!

Scrivi Commento
  • Si prega di inserire commenti riguardanti l'articolo.
  • Per mantenere un livello civile della conversazione, verranno eliminati tutti i commenti che contengono: turpiloquio, offese, violazioni della privacy, off topic, istigazioni alla violenza o al razzismo, minacce ecc.
  • Se ti imbatti in commenti lesivi dell’immagine o dell’onorabilità di persone, avvisaci utilizzando l'apposito link Segnala che trovi in basso a destra ad ogni commento.
Nome:
Titolo:
Commento:



Codice:* Code

Powered by AkoComment Tweaked Special Edition v.1.4.6
AkoComment © Copyright 2004 by Arthur Konze - www.mamboportal.com
All right reserved

RocketTheme Joomla Templates