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La risposta del MoVimento 5 Stelle a Carlo Cottarelli Stampa
di MoVimento 5 Stelle, 20 febbraio 2018

Ringraziamo Carlo Cottarelli e l’Osservatorio sui conti pubblici italiani che ci consentono di precisare meglio alcuni obiettivi e punti qualificanti del programma economico del M5S. Cominciamo col dire che, oltre all’obiettivo decennale di riduzione di 40 punti sul debito/Pil, abbiamo anche fornito dei target intermedi per i prossimi anni, come riportato ad esempio dal Sole24Ore dello scorso 13 febbraio: 128,5% al 2019, 127% al 2020 e 124% al 2021.

Ma veniamo al traguardo di lungo termine e al tema del ritmo di crescita da mantenere combinato a quelli di riduzione del disavanzo: l’Osservatorio di Cottarelli osserva che “se anche il deficit fosse solo al 2,2 per cento del Pil (cioè 10-15 miliardi sopra l’obiettivo programmatico dell’1,6 per cento del Pil definito per il 2018, possibilità indicata nel sopra citato documento), per ridurre il rapporto tra debito e Pil di 40 punti percentuali in 10 anni sarebbe necessario un tasso di crescita del 7 per cento in termini nominali…”.
Diciamo subito che nel 2017 l’asfittica crescita italiana raggiungerà forse, e a malapena, l’1,5% in termini reali che combinato con una inflazione fiacca, intorno all’1% o anche meno, dà un valore nominale chiaramente insufficiente a ritenere che si possa rendere sostenibile lo stock di debito pubblico. Il M5S ha l’obiettivo minimo, assolutamente realistico, di riportare l’Italia in media Ue, ossia intorno al 2,5% di crescita reale, che combinato a un target di inflazione almeno vicino al 2% (raggiungibile con un mix di interventi forti sul fronte della domanda e con il sostegno della stessa Bce, alquanto scontato visto che stiamo parlando del principale obiettivo statutario di Francoforte) già ci porterebbe prossimi a un 5% di crescita nominale. E stiamo parlando di un obiettivo minimo.

Un livello che si giudica impossibile per un’economia capitalistica matura? Il M5S ritiene che questo capitalismo è fin troppo maturo finché si insiste nel tentativo di rendere più efficiente un paradigma produttivo vecchio. Cosa diversa capiterebbe se finalmente si rovesciasse la visione sui settori attraverso i quali generare ricchezza e valore aggiunto, modificando radicalmente l’organizzazione dei fattori produttivi (soprattutto il lavoro) e la stessa fisionomia dei consumi. In ogni caso, prevediamo che il solo Reddito di cittadinanza, che costerebbe 17 miliardi soltanto il primo anno (ci fa piacere che Cottarelli assuma come valida la nostra stima di esborso, che poi è quella Istat: 14,9 mld più i 2,1 mld per i Centri per l’impiego), possa generare fino a un punto di Pil l’anno di maggiore crescita, data la forte propensione marginale al consumo della platea che lo percepirebbe.

Già preso a sé, il Rdc sarebbe un forte motore della dinamica inflattiva, ma siccome la crisi ha riguardato tutta la domanda aggregata, in quest’ultima la componente degli investimenti pubblici nei settori a più alto moltiplicatore sarà fondamentale per far ripartire in modo deciso la crescita. Un miliardo speso in energie rinnovabili ed efficienza energetica genera circa 17mila posti di lavoro, mentre lo stesso miliardo speso in cattedrali nel deserto e colate di cemento, su cui insistono questi governi, crea poche centinaia di posti di lavoro. Ecco un esempio del cambio di paradigma di cui parliamo. Questo significa, nel medio termine, ridurre anche il deficit con maggiori entrate contributive e fiscali dirette e indirette, ecco perché i numeri non vanno mai visti a bocce ferme.

Ma se questa dinamica, congiunta ai tagli agli sprechi e alla revisione delle tax expenditures, non dovesse bastare a raggiungere il target dei 40 punti di debito/Pil in meno in dieci anni, il M5S ha allo studio alcune operazioni di semplice ingegneria finanziaria per alleggerire il peso del debito e il costo del suo servizio, soluzioni che peraltro godono già di un’ampia considerazione in ambito accademico internazionale. Di sicuro il M5S incoraggerà il progetto, peraltro già maturo in sede Ue e Bce, degli European Safe Bond (Esb: primo passo verso gli Eurobond) allo scopo di raggiungere una progressiva mutualizzazione “sintetica” del debito che potrebbe neutralizzare la risalita dei tassi nella fase di tapering e poi di uscita dal Qe, proteggendoci da shock di mercato sui titoli sovrani. E’ aperto anche un ragionamento sul ruolo di Cdp (o della futura Banca pubblica degli investimenti) che potrebbe emettere obbligazioni per diverse decine di miliardi sottoscrivibili dagli investitori in cash o anche in cambio di titoli di debito sovrano italiano.

Tale raccolta sarebbe girata direttamente al Tesoro in cambio del trasferimento alla Cassa di tutte le principali partecipazioni (Enel, Enav, Poste, ecc…). I bond sovrani o il cash in mano al Tesoro sarebbero usati interamente per ridurre lo stock di debito pubblico, utilizzando così gli asset societari strategici senza venderli, ma tenendoli in mano semi-pubblica in cambio di una maggiore leva in Cdp, in linea con la Kfw tedesca. Infine, esistono circa 200 miliardi di patrimonio immobiliare pubblico che potrebbe essere cartolarizzato e usato come sottostante per titoli ad altissima affidabilità con cui attrarre il risparmio delle famiglie italiane o, in caso di assenza di domanda, degli investitori istituzionali. La raccolta potrebbe contribuire fortemente ad abbattere il costo del servizio del debito e a tutelarci da possibili scossoni di mercato. 

Veniamo poi alla tabella dell’Osservatorio rispetto ai costi del programma M5S e alle coperture. Il conto di Cottarelli farebbe 103 miliardi di euro, simili ai 108 citati nei giorni scorsi da Roberto Perotti. Due osservazioni sulla tabella stessa. 
Primo: la maggiore discrasia riguarda il costo della riforma Irpef integrata con la no tax area elevata a 10mila euro (anche per i professionisti con Partita Iva): l’Osservatorio stima minori entrate per 25 miliardi, mentre il M5S valuta gli effetti finanziari leggermente superiori ai 13 miliardi, compensati in gran parte dall’assorbimento degli 80 euro.

Secondo: riguardo agli 1,8 miliardi di mancato gettito causati dalla cancellazione di studi di settore, split payment, spesometro e Equitalia, specifichiamo che si tratta di un gettito presuntivo legato al recupero di evasione. Soldi cui il M5S non vuole affatto rinunciare, anzi. Ne vogliamo recuperare anche di più, ma non con questi strumenti.

Ecco che già con queste due notazioni, il costo complessivo si abbassa di 14 miliardi e si avvicina di più alle nostre stime di circa 75-80 miliardi (sempre a bocce ferme). La differenza si colma sulla stima del costo del superamento della riforma delle pensioni targata Fornero. Cottarelli si rifà ai conti della Ragioneria e parla di 21 miliardi di esborso. Il M5S ha sempre detto che non vuole tornare al sistema previgente, per cui il nostro mix di misure previdenziali costa circa 11 miliardi (dieci in meno) e, a dir il vero, la differenza la riconosce anche l’Osservatorio sul lato delle coperture. In ogni caso, stando alla colonna di sinistra, la cifra va abbassata di 25 miliardi, portando i 103 miliardi sotto gli 80, valutazione che collima con quella del MoVimento 5 Stelle.

Sul lato delle entrate (coperture), non entriamo nel merito della spending review che Cottarelli conosce benissimo e che ha ancora margini enormi (non valutati in tabella), ma osserviamo soltanto che nel conto dell’Osservatorio si parla di “riduzione” delle tax expenditures per 14,3 miliardi. In realtà il M5S non ha mai parlato di taglio o riduzione (che equivale a un aumento di tassazione), ma di rimodulazione, ripensamento, per cui le agevolazioni vanno spostate da settori improduttivi o dannosi a settori da incentivare. E abbiamo individuato circa 40 miliardi di tax expenditures da spostare, alcune delle quali molto corpose anche prese singolarmente. Per fare soltanto due esempi, citiamo gli 1,8 miliardi degli assegni familiari che allochiamo sulla robusta no tax area per i nuclei fino a 25-26mila euro di reddito e la detassazione degli straordinari che vale 1,1 miliardi e che va ripensata assieme al concetto di produttività, oggi molto spesso assimilato nella contrattazione aziendale o territoriale a un aumento meramente quantitativo di ore lavorate.

Il M5S, comunque, risponde puntualmente sui numeri perché lo scrutinio dell’opinione pubblica lo richiede. Ma ci sono tagli e tagli, coperture e coperture. Dietro i numeri ci sono persone con le loro debolezze, difficoltà, abilità, speranze, sogni. Ecco perché nei piani del MoVimento 5 Stelle riqualificare la spesa dovrà significare, prima di tutto, garantire agli italiani una migliore qualità della vita.


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  Commenti (1)
Non è corretto
Scritto da Pippo Cambieri, il 21-02-2018 23:22
Pubblicate solo articoli a favore di una forza politica, a mio avviso non fà bene alla democrazia..

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