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Corte Costituzionale boccia il ricorso tramonta il progetto del mega market Stampa

La Provincia Pavese, 30 ottobre 2019 

È stato riconosciuto il diritto del Comune a modificare il Pgt La società aveva chiesto 19 milioni per mancato guadagno. Resterà agricola l’area di 217 mila metri quadri a ridosso del Naviglio dove sarebbe dovuto nascere un centro commerciale. Lo stabilisce la Corte Costituzionale che mette la parola “fine” al progetto del mega market. Perché viene meno il pilastro su cui la società Progetto commerciale aveva centrato il ricorso al Tar contro il Comune a cui aveva chiesto danni per 31milioni di euro proprio per aver modificato il vecchio Pgt che invece le attribuiva una destinazione commerciale.

Iter
In attesa della sentenza della Corte Costituzionale, il Tribunale amministrativo regionale aveva sospeso la decisione, ma ora, «è venuta a mancare l’accusa principale», spiega il sindaco Nicola Lamberti che poi aggiunge: «La vicenda giudiziaria si dovrebbe quindi concludere qui».

Lite giudiziaria
Per la società bergamasca, che aveva inseguito il progetto dal 2004, la scelta dell’amministrazione di modificare il Piano di governo del territorio aveva rappresentato un colpo di spugna.

«Ha reagito con un ricorso al Tar, rifacendosi ad una legge regionale che vietava ai Comuni di modificare le destinazioni d’uso – spiega il primo cittadino -. I giudici del tribunale amministrativo avevano sospeso la decisione, rivolgendosi alla Corte Costituzionale che, nella sentenza, ha ribadito come la pianificazione urbanistica sia materia comunale sulla quale la Regione può intervenire, ma solo in modo temporaneo».

Vince il Comune

È la seconda vittoria per questo piccolo centro del Pavese. «Abbiamo vinto anche la causa civile in cui il Comune era accusato di essere pregiudizialmente contro il progetto, determinando nel proponente un danno per mancato guadagno quantificato in 19milioni di euro», dice Lamberti che poi chiarisce: «Non abbiamo iniziato questo percorso contro il centro commerciale. Abbiamo invece analizzato con attenzione il progetto e quando ci siamo resi conto che i danni sarebbero stati maggiori dei benefici, abbiamo agito di conseguenza». Danni come l’aumento esponenziale di traffico e inquinamento.

«L’interesse immediato sarebbe stato quello di non opporci all’insediamento e credere all’illusione di centinaia di posti di lavoro. Invece abbiamo pensato al futuro del paese, trovando la forza di intraprendere percorsi differenti». A partire da Villa Mezzabarba, «operazione realizzata senza svendere e deturpare il territorio», in quanto il suo acquisto rientrava nella convenzione ereditata. «Ci siamo riusciti grazie all’aiuto di tante persone. Ora a Borgarello è stato aperto un piccolo negozio di vicinato. È la risposta del territorio».

Stefania Prato

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